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CAFE’ EINSTEIN

for sleepers everywhere


regia di Giovanni Papotto


con

Cristiano Burgio

Andrea Fazzari

Sarah Georg

Marlen Pizzo


progetto scenico Anna Ramirez

video e audio Alessandro Inglima

luci e fotografia Marco Ghidelli


produzione Compagnia HicEtNunc 2009


Il progetto per la scena.

Un rettangolo in cui gli spettatori siedono su due lati contigui, uno breve l'altro lungo. Su tutta la superficie, un percorso di lastre di plexiglass, una trentina circa. Alcune di queste, di identica dimensione, sono degli specchi, a moltiplicare la visione di ciò che accade in scena. L'idea è che la disposizione delle lastre lungo il percorso ricordino un labirinto, tutto trasparente. Lungo le due pareti dove non siedono gli spettatori, 5 porte (3 sul lato lungo, 2 sul lato corto).


Lo spettacolo.

Diviso in 3 parti.

La prima (Amleto) è una scena, la pantomima, dall'Amleto. Senza parole. Un Re e una Regina, una seduzione. Ofelia, su un lato e discosta dai due mimi, guarda la scena. Amleto, ancora più esterno, guarda Ofelia che guarda i mimi del Re e Regina.


La seconda (In absentia) è composta quasi interamente da dialoghi. Le battute sono inframmezzate da estratti dell'Amleto, perché quelle scene hanno molti punti di contatto espliciti con l'Amleto. Si tratta della messa in scena di un testo che i nostri 4 attori si sono ritrovati tra le mani, mentre è sparito chi lo ha scritto. I movimenti sulla scena sono raggelati lungo i percorsi del labirinto. Sono finti dialoghi, nel senso che nessuno di loro in realtà si parla, perché nessuno di loro in realtà si conosce. Solo l'autore/regista li conosce, uno per uno. E ora è scomparso.


La terza (Café Einstein) è la parte più realistica del pezzo. La scena è composta da una serie di piccoli monologhi. Al contrario della seconda scena, in cui i dialoghi erano finti, qui i monologhi sono in realtà una forma di dialogo. Questa è la storia di 4 persone che si ritrovano nella casa (una casa vuota) di una persona che se n'è andata, forse che è morta, che comunque non c'è e raccontano per lo più pezzi di un viaggio, con le persone incontrate, e con i luoghi visti. A questo punto è chiaro che queste persone qui si conoscono.